lunedì 24 aprile 2017

Resistenza!

I valori della nostra "RESISTENZA", valori fondanti che hanno gettato le basi dell'Italia, la nostra Italia, post-fascista: farsi società unita e forte, società che riscopre se stessa ed il senso di tutto nell'ideale comune di un mondo libero e migliore. Contro ogni tirannide.
Mi son chiesto quanti tipi di tirannide oggi attanagliano il nostro tempo: criminalità in ogni sua forma, tirannide del dio-denaro, sperequazioni economiche tra nazioni e tra fasce di lavoratori nella stesso Paese, crisi speculative che massacrano le classi più deboli e così via via, fino a piaghe sociali e tutto un
No! Non é finito il tempo della Resistenza, ogni giorno almeno un buon motivo per resistere viene a cercarci. Ogni giorno sentiamo bruciare in petto la prepotente voglia di non restarcene in silenzio a guardare la rovina circostante senza muoverci.
Eppure tramano ancora, ancora si annidano nell'ombra, i nemici della democrazia, rispetto ai quali dobbiamo sempre tenere viglie e alta la guardia.
Se non sapremo riscoprirci "fratelli" nei valori della Resistenza non vinceremo mai.
Mi hanno colpito sempre le parole di Calamandrei, padre Costituzionalista, che lascio di seguito a tutti. Felice Festa della Liberazione..
Felice Resistenza a tutti:
elenco sterminato di "tirannidi" che schiavizzano uomini e coscienze..
[...] Ma fino da allora cominciò la Resistenza: contro l’oppressione fascista che voleva ridurre l’uomo a cosa, l’antifascismo significò la Resistenza della persona umana che si rifiutava di diventare cosa e voleva restare persona: e voleva che tutti gli uomini restassero persone: e sentiva che bastava offendere in un uomo questa dignità della persona, perché nello stesso tempo in tutti gli altri uomini questa stessa dignità rimanesse umiliata e ferita. Cominciò così, quando il fascismo si fu impadronito dello Stato, la Resistenza che durò venti anni. Il ventennio fascista non fu, come oggi qualche sciagurato immemore figura di credere, un ventennio di ordine e di grandezza nazionale: fu un ventennio di sconcio illegalismo, di umiliazione, di corrosione morale, di soffocazione quotidiana, di sorda e sotterranea disgregazione civile. Non si combatteva più sulle piazze, dove gli squadristi avevano ormai bruciato ogni simbolo di libertà, ma si resisteva in segreto, nelle tipografie clandestine dalle quali fino dal 1925 cominciarono ad uscire i primi foglietti alla macchia, nelle guardine della polizia, nell’aula del Tribunale speciale, nelle prigioni, tra i confinati, tra i reclusi, tra i fuorusciti. E ogni tanto in quella lotta sorda c’era un caduto, il cui nome risuonava in quella silenziosa oppressione come una voce fraterna, che nel dire addio rincuorava i superstiti a continuare: Matteotti, Amendola, don Minzoni, Gobetti, Rosselli, Gramsci, Trentin. Venti anni di resistenza sorda: ma era resistenza anche quella: e forse la più difficile, la più dura e la più sconsolata.
Vent’anni: e alla fine la guerra partigiana scoppiò come una miracolosa esplosione. Lo storico che fra cento anni studierà a distanza le vicende di questo periodo, narrerà la guerra di liberazione come una guerra che durò venticinque anni, dal 1920 al 1945, e ricorderà che la sfida lanciata dagli squadristi del 1920 fu raccolta e definitivamente stroncata dai partigiani del 1945. E il 25 aprile finalmente i vecchi conti col fascismo furono saldati: e la partita conclusa per sempre.
Non bisogna credere, come qualche pietoso oggi vorrebbe per carità di patria, che gli orrori degli ultimi due anni siano stati così spaventosi solo perché il nemico era mutato: perché gli oppressori non erano più soltanto i fascisti nostrani, ma erano gli invasori tedeschi, gli Unni calati dai paesi della barbarie.
E’ vero sì, che gli ultimi due anni portano il nome di Kesselring; ma Kesselring fu l’ultimo dono che Mussolini fece all’Italia; fu l’ultimo volto di una follia che da venti anni preparava l’Italia a quell’epilogo spaventoso. Su su, regione per regione, borgo per borgo, porta per porta, la furia barbarica, chiamata in casa nostra dal dittatore impazzito, passava e livellava come una falce. […]
La Resistenza alla fine li spazzò via; ma non bisogna oggi considerar quell’epilogo soltanto come la cacciata dello straniero. Quella vittoria non fu soltanto vittoria contro gli invasori di fuori: fu vittoria contro gli oppressori, contro gli invasori di dentro. Perché, sì, veramente, il fascismo fu un’invasione che veniva dal di dentro, un prevalere temporaneo di qualche cosa di bestiale che si era annidato o si era ridestato dentro di noi: e la Liberazione fu veramente come la crisi acuta di un morbo che finalmente si spezzava dentro il nostro petto, come lo strappo risoluto con cui il popolo italiano riuscì con le sue stesse mani a svellere dal suo cuore un groviglio di serpi, che per venti anni l’aveva soffocato.
Vittoria contro noi stessi: aver ritrovato dentro noi stessi la dignità dell’uomo. Questo fu il significato morale della Resistenza: questa fu la fiamma miracolosa della Resistenza.
Aver riscoperto la dignità dell’uomo, e la universale indivisibilità di essa: questa scoperta della indivisibilità della libertà e della pace, per cui la lotta di un popolo per la sua liberazione è insieme lotta per la liberazione di tutti i popoli dalla schiavitù del denaro e del terrore, questo sentimento della uguaglianza morale di ogni creatura umana, qualunque sia la sua nazione o la sua religione o il colore della sua pelle, questo è l’apporto più prezioso e più fecondo di cui ci ha arricchito la Resistenza.

[Tratto da Passato e avvenire della Resistenza, discorso tenuto da Piero Calamandrei il 28 febbraio 1954 al Teatro Lirico di Milano, alla presenza di Ferruccio Parri].

sabato 1 aprile 2017

SEMINARIO FORMATIVO SIAP..


DISPONIBILI I MODULI PER L'ADESIONE ALL'ASSEMBLEA IN SEGRETERIA..
CONTATTATECI, VENITE IN TANTI.. 

venerdì 15 luglio 2016

ESSERCI: UN DOVERE DI TUTTI !!

CAMPETTI VIA AUTON. SIC. 17 LUGLIO 2016 ore 20.00
REPARTO SCORTE 18 LUGLIO 2016 ore 10.30
VIA D'AMELIO 19 LUGLIO 2016 ore 15.00
ESSERCI É UN DOVERE DI TUTTI !!

Per un qualsiasi poliziotto il 19 luglio e il 23 maggio, non sono ricorrenze comuni, Sono molto, molto di più. Sono momenti in cui nessuno di noi riesce a sostenere lo sguardo ed la memoria senza cedere a quel nodo in gola che ti stringe sempre più forte quanto più forte si fa il ricordo. Sono ricorrenze sacre: sangue innocente, sparso da una esplosioni devastanti, urla ancora e sempre più forte da Capaci e da via D'Amelio.
Abbiamo formalizzato al Questore di Palermo regolare richiesta di manifestazione. Abbiamo mandato una lettera aperta a tutti i poliziotti.
24 anni fa, cinque di noi, assieme al Dottore Borsellino (lo chiamavano così) hanno varcato le porte dell'eternità in un istante solo: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.
Si chiamavano così, si chiamano ancora così. Sono entrati nell'immortalità attraverso il ricordo imperituro che é rimasto nel cuore e nell'animo di tutti i poliziotti.
Non erano semplicemente "la scorta", come a voler racchiudere cinque universi in una dicitura senza profondità di storie: cinque vite spezzate. Cinque strappi, cinque esistenze in frantumi.
Cinque famiglie devastate, mogli vedove, figli orfani… Erano, sono e saranno sempre i nostri eroi.
Per loro, per tutto questo e per tutto quello che verrà, il prossimo 17 luglio 2016, ci ritroveremo presso i Campetti di Via Autonomia Siciliana per il 2° Torneo della legalità, il 18 LUGLIO, alle ore 11:00 deporremo un mazzo di fiori, segno di vita e speranza, assieme ad una rappresentanza di ragazzi del mondo dell’associazionismo antimafia (Agende Rosse, Scorta Civica, 100% in movimento, Antimafia 2000, Libera etc.) e ai familiari delle vittime, presso la lapide del Reparto Scorte di Palermo, abbiamo chiesto una assemblea generale, ogni collega potrà partecipare! L’indomani, anche quest'anno, ci ritroveremo in via D'Amelio, per “fare memoria insieme”. IL 19 LUGLIO IL SIAP SARÀ LI’, TUTTO IL GIORNO, SILENZIOSA PRESENZA, davanti a quell'albero che odora di libertà e speranza. Daremo anche noi il nostro contributo n via D’Amelio portando il nostro saluto e la nostra storia.
Ci rivolgiamo oggi a tutti i poliziotti perché tutti portiamo cucita sulla pelle la stessa divisa di quei martiri laici, perché nelle vene di tutti scorre il sangue che reclama verità e giustizia per quei cinque ragazzi, per quei cinque sogni spezzati.
Non importa la qualifica, il ruolo, il grado le varie appartenenze, ci importa solo che quel giorno stiamo insieme, perché oltre il ricordo, ciò che conta veramente é fare memoria e la memoria, quando é sana, unisce e non divide. Ci stringeremo attorno alla società civile di cui siamo fieramente parte, un abbraccio ideale vedrà poliziotti e cittadini diventare una cosa sola nella memoria comune, perché se c'è uno scellerato evento che proprio non possiamo permetterci, quello é che quel sangue possa essere stato versato invano.. non ci stiamo e non ci staremo, né ora, né mai!
IL 17, 18 E 19 LUGLIO, ESSERCI É E SARÀ UN DOVERE DI TUTTI!


lunedì 6 giugno 2016

No alla presentazione del libro di Riina Jr a Palermo

Da Poliziotti, rappresentanti di categoria, ma soprattutto da cittadini italiani, siciliano e palermitani ci eravamo già sentiti indignati ed offesi della presenza di Rina jr alla trasmissione di Vespa su Rai 1.
Abbiamo condannato e ripudiato (e sempre lo faremo) ogni forma di spettacolarizzazione del fenomeno mafioso criminale, anche quando ciò accade per mano di familiari di mafiosi ancora detenuti, che portano trai loro trucidi trofei il sangue di decine e decine di uomini e donne stato, di cittadini inermi ed innocenti e lo strazio eterno delle loro famiglie.
Consideriamo un affronto irricevibile l’annunciata presentazione del libro, che non intendiamo neppure nominare, presumibilmente scritto dall’ormai reso noto Riina junior, proprio a Palermo, proprio a cavallo tra le date delle ricorrenze delle due terribili stragi del 1992.
Il sangue innocente versato a Capaci e in via D’Amelio bruciare nelle nostre vene al grido di giustizia dei colleghi che ci hanno preceduto e che sono morti per tutti, nella lotta continua al cancro infame mafioso che ormai più che sdegno sembra far spettacolo.
La mafia cresce nel consenso, con il consenso, è un fenomeno culturale prima ancora che mafioso, noi abbiamo il dovere morale e civico di opporci con ogni mezzo e strumento consentitoci dalle leggi che regolano la civile convivenza ad essa e ad ogni becera forma di revisionismo che si possa fare del fenomeno stesso o di alcuni suoi personaggi.
Continuiamo a sperare che l’annunciata presentazione del libro in un noto albergo della città, ubicato in una delle storiche piazze nel cuore di Palermo non abbia ad avvenire. Ma se così fosse, abbiamo già annunciato al Questore di Palermo che saremo lì, in Piazza Politeama con gli striscioni, le nostre bandiere, il cuore e l’anima del Siap di Palermo e di tutte le associazioni che siamo certi si uniranno a noi per dire no a fenomeni inqualificabili come questo.
Chiediamo per questo al mondo dell’associazionismo in genere, a ogni cittadino, a chiunque rivesta un incarico pubblico o privato, politico o amministrativo, ad ogni tv o radio di essere in Piazza con noi, tutti uniti, per dire SI ad una Palermo libera dal malaffare e dalla mafia, ad una Palermo che non dimentica e che fa della memoria il suo punto di partenza verso un domani in cui i nostri figli potranno respirare il fresco profumo della libertà.
Ci accerteremo se la data effettivamente prevista sarà quella del 18 giugno, intanto è per quel giorno che vi aspettiamo tutti insieme a partire dalle 16 in Piazza Politeama.
Siap Palermo

giovedì 2 giugno 2016

2 Giugno, festa della Repubblica!

E' la festa della Repubblica. 
Per moltissimi, forse i più, sarà solo il modo per allungare un week end.. Diamo tutto per scontato. Non combattiamo più per nulla. E' come se tutto ci fosse dovuto, come se non dovessimo guadagnarci ogni giorno la preziosa libertà che il sangue di chi ci ha preceduto ci ha regalato. Ebbene no. Mentre noi ci rassegniamo al nulla, mentre aspettiamo che qualcuno faccia qualcosa, mentre dimentichiamo a che prezzo fu conquistata la nostra Repubblica, nell'ombra qualcuno se la porta via.
Se solo riuscissimo a ricordarcene sempre! Se solo riuscissimo a non dimenticare che tutto é dura conquista, giorno dopo giorno, e che il sangue che quella conquista ci é costato é troppo prezioso per essere dissipato nel nulla, allora avremmo un abbozzo di quella coscienza critica che ormai sembriamo aver perso, come turisti di una storia che non ci vede più protagonisti. Allora, se riscoprissimo il valore assoluto della partecipazione attiva alla vita sociale e politica della Nazione, considerandola davvero NOSTRA, forse ci sentiremmo più indignati a vederne far scempio da questo o quello.. Forse tutto sarebbe migliore se non demandassimo sempre "agli altri" ciò che é tutta a noi per diritto e dovere assoluto!
Di certo vivremmo in un mondo migliore.
Vedremo sfilare le nostre Forze Armate, in via dei Fori Imperiali. Ebbene io vorrei una festa della Repubblica in cui a sfilare per le vie della Capitale e di ogni città, assieme ai nostri uomini in divisa, senza schieramenti marziali, ma tra cortei festosi, ci fossero tutte le parti portanti della nostra Repubblica: studenti, operai, commercianti, artigiani, insegnanti, medici, infermieri, ristoratori, camerieri.. insomma tutti, a festeggiare felici l'ennesima conquista dell'ennesima giornata di lotta: un mondo migliore!
Tanti vogliono mettere mano alla nostra Costituzione, culla e incubatrice della nostra ancor giovane Repubblica. Prima di cambiarla, vorrei che provassero a conoscerla davvero!
Vi lascio alle parole di Piero Calamandrei, pronunciate in un celeberrimo discorso ai giovani del '55 a Milano, vi stupirete nel sentirne l'attualità.
Auguri Italia, buona festa della Repubblica!
Luigi L.

Siap Palermo

https://www.youtube.com/watch?v=XRTG9duEnww

lunedì 16 maggio 2016

LETTERA APERTA AL MINISTRO ALFANO

Sicurezza: Siap, mezzi delle scorte inutili e penosi
Da sindacato lettera aperta a ministro Alfano

 (ANSA) - PALERMO, 16 MAG - "I nostri colleghi scortano
magistrati, politici e imprenditori - alcuni dei quali ad
altissimo rischio attentato - su mezzi davvero inutili e penosi.
Le auto di scorta si fermano per strada di continuo ed
assistiamo ad inverosimili consegne che invitano, anche in
situazioni di pericolo, a improbabili manovre meccaniche su
parti dell'autovettura in panne. Signor ministro, venga a
trovarci il giorno dopo la ricorrenza delle stragi e delle
illustri passerelle e vedrà come i nostri colleghi rimangono
soli e con le auto fatiscenti di sempre". È l'appello lanciato
al ministro dell'Interno, Angelino Alfano, dalla segreteria
provinciale del sindacato di polizia Siap, in vista del 24mo/
anniversario delle stragi di Capaci e via D'Amelio.
   "In alcune auto gli sportelli si aprono da soli, in altre
restano chiusi - prosegue la nota del Siap - Gli uffici
automezzi vengono intasati da decine di segnalazioni che
rimangono carta straccia. Alcune auto stanno in officina per
mesi e poi, dopo essere ritornate in servizio, vengono ritirate
dopo poche ore col medesimo difetto che le ha tenute in
riparazione per mesi. Se appare difficile chiedere ai
poliziotti, chiedete alle personalità scortate che ripetutamente
hanno fuso il loro imbarazzo al nostro". 
   "Quegli uomini e quelle donne che ogni giorno scortano
personalità ad elevato rischio - conclude la lettera - hanno nel
sangue la stessa dedizione e vocazione alla tutela che avevano
Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo, i nostri
colleghi entrati nell'immortalità quel maledetto 23 maggio. I
nostri colleghi che fanno quello stesso lavoro, oggi non si
sentono confortati e sicuri dall'avere il sostegno dello Stato
che rappresentano, si sentono sfiduciati e abbandonati".(ANSA).

sabato 12 settembre 2015

LETTERA A TUTTI GLI STUDENTI..

LETTERA APERTA A TUTTI GLI STUDENTI PER L’INIZIO DEL NUOVO ANNO SCOLASTICO
Cari Ragazzi,
Inizia un nuovo anno scolastico, tempo di impegni e sfide quotidiane, ma anche di allegria e divertimento, in fondo a scuola ci siamo stati tutti, oggi a distanza di tanti anni, é divertente anche ricordare quei giorni in cui eravamo impreparatissimi e la fortuna ci aveva scampato un’interrogazione..
La scuola è davvero un mondo stupendo, dove si forma e forgia il domani della nostra società.. A dire il vero ricordo con piacere anche quelle contese “politiche” in cui ci cimentavamo nei consigli di classe e di istituto e quella voglia di essere autori del nostro destino che ci spingeva a essere forti e a guardare al domani.. Una vecchia canzone di quegli anni parlava di “4 amici al bar” che avevano voglia di cambiare il mondo e che poi a poco a poco cedevano alle regole (scritte o no) di quell'aspetto del mondo, che finisce per spegnere sogni e speranze.. Molti di noi quei sogni non hanno mai smesso di farli e l’augurio che vi facciamo è di non smettere mai di sognare e soprattutto di pretendere di cambiare il mondo. Non cadete mai nella tentazione di demandare agli altri le scelte che toccano a voi, la scelta è ciò che vi rende liberi, perdendo la possibilità di scegliere perderemo tutto.
Non tenetevi lontani dalla politica, pretendete di dire la vostra e scegliete di cuore! Contestate le ingiustizie, protestate se giocano con il vostro futuro, ma ricordatevi che il modo di protestare, per quanto doverosamente forte, non può non tenere conto di quelle regole all’interno delle quali tutti dobbiamo muoverci e che travalicare sminuirebbe agli occhi dei più il senso stesso della protesta.
Paolo Borsellino diceva che viviamo una terra bellissima e disgraziata, abbiamo una malapianta, la mafia, che ci ha soffocato ed ha ucciso uomini, donne, bambini e speranze di intere generazioni. Combatterla ed annientarla è una scelta che dobbiamo prendere tutti, uno ad uno e non possiamo demandare ad altri. La mafia è un fenomeno culturale, sconfiggerla è un dovere morale, un imperativo categorico per tutti noi. E credetemi è possibile! Non c’è bisogno di grandi imprese, non ci sarebbe stato bisogno di martiri ed eroi se tutti avessimo fatto la nostra parte. Scacciamo insieme il malaffare e torniamo a respirare la nostra terra.
Il consumo di droghe, soprattutto quelle leggere, è in aumento anno dopo anno nelle scuole medie secondarie, eliminarne l’uso non è solo un problema di salute. L’uso di sostanze stupefacenti finanzia le organizzazioni criminali che in maniera diretta o indiretta ne controllano lo spaccio. Sappiate che oltre il 50% dei proventi di una banalissima “canna” vanno all'organizzazione criminale che controlla il territorio. I soldi che vengono usati per comprare la droga servono a pagare gli scagnozzi e comprare le armi di chi proverà ad uccidere poliziotti e magistrati e verrà ad estorcere il denaro ai vostri genitori. Colpiranno 2 volte quelle famiglie che vengono devastate dal mondo atroce della droga e che alla fine sono sempre le ultime a sapere di questo sciagurato tunnel in cui troppo spesso si cade ancora. E’ tempo di spazzare via dalla nostra vita e dal nostro futuro questa malapianta della mafia e tutte le sue tremende ramificazioni..
Siamo sempre andati nelle scuole e lo faremo ancora. Mostriamo sempre il lato più umano e sociale delle forze dell’ordine che rappresentiamo. Torneremo anche quest’anno.. e insieme saremo tutti sempre più forti e insieme impareremo ogni giorno qualcosa di nuovo alla scuola della vita.
Buon anno scolastico ragazzi..
Luigi Lombardo
Siap Palermo

mercoledì 8 luglio 2015

FARE MEMORIA.. INSIEME..

PIAZZA MAGIONE 17 LUGLIO 2015 ore 19.00
REPARTO SCORTE 18 LUGLIO 2015 ore 10.30
VIA D'AMELIO 19 LUGLIO 2015 ore 15.00

ESSERCI É UN DOVERE DI TUTTI !!

Per un qualsiasi poliziotto il 19 luglio e il 23 maggio, così come purtroppo altre tantissime date, non sono ricorrenze comuni, Sono molto, molto di più. E' il momento in cui nessuno di noi riesce a sostenere lo sguardo ed la memoria senza cedere a quel nodo in gola che ti stringe sempre più forte quanto più forte si fa il ricordo. E' una ricorrenza sacra: Sangue innocente, sparso da una esplosione devastante, urla ancora e sempre più forte da via D'Amelio. 
Abbiamo formalizzato al Questore di Palermo regolare richiesta di manifestazione. Abbiamo mandato una lettera aperta a tutti i poliziotti.
Cinque di noi, assieme al Dottore Borsellino (lo chiavano così) hanno varcato le porte dell'eternità in un istante solo: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.
Si chiamavano così, si chiamano ancora così.
Sono entrati nell'immortalità attraverso il ricordo imperituro che é rimasto nel cuore e nell'animo di tutti i poliziotti.
Non erano semplicemente "la scorta", come a voler racchiudere cinque universi in una dicitura senza profondità di storie: cinque vite spezzate. Cinque strappi, cinque esistenze in frantumi. Cinque famiglie devastate, mogli vedove, figli orfani…
Erano, sono e saranno sempre i nostri eroi.
Per loro, per tutto questo e per tutto quello che verrà, il prossimo 17 luglio 2015, ci ritroveremo a P.za Magione per il “1° Torneo la legalità scende in campo, il 18 LUGLIO, alle ore 10:30 deporremo un mazzo di fiori, segno di vita e speranza, assieme ad una rappresentanza di ragazzi del mondo dell’associazionismo antimafia (Agende Rosse, Scorta Civica, 100% in movimento, Antimafia 2000 etc.) e ai familiari delle vittime, presso la lapide del Reparto Scorte di Palermo. L’indomani, anche quest'anno, ci ritroveremo in via D'Amelio, per “fare memoria insieme”. IL 19 LUGLIO IL SIAP SARÀ LI’, TUTTO IL GIORNO, SILENZIOSA PRESENZA, davanti a quell'albero che odora di libertà e speranza. Nell’occasione alcuni dei nostri quadri sindacali indirizzeranno lettere e pensieri ai colleghi che si sono sacrificati per tutti.
Ci siamo rivolti a tutti i poliziotti perché tutti portiamo cucita sulla pelle la stessa divisa di quei martiri laici, perché nelle vene di tutti scorre il sangue che reclama verità e giustizia per quei cinque ragazzi, per quei cinque sogni spezzati.
Non importa la qualifica, il ruolo, il grado le varie appartenenze, ci importa solo che quel giorno stiamo insieme, perché oltre il ricordo, ciò che conta veramente é fare memoria e la memoria, quando é sana, unisce e non divide.
Ci stringeremo attorno alla società civile di cui siamo fieramente parte, un abbraccio ideale vedrà poliziotti e cittadini diventare una cosa sola nella memoria comune, perché se c'è uno scellerato evento che proprio non possiamo permetterci, quello é che quel sangue possa essere stato versato invano.. non ci stiamo e non ci staremo, né ora, né mai!
IL 17, 18 E 19 LUGLIO, ESSERCI É E SARÀ UN DOVERE DI TUTTI!
Palermo 08 luglio 2015

SEGRETERIA PROVINCIALE SIAP PALERMO

sabato 23 maggio 2015

venerdì 1 maggio 2015

Il nostro pellegrinaggio laico..

da Portella..
La folla andava festante, una vecchietta, sorridendo, credeva che fossero mortaretti e forse cominciò a battere le mani festosa forse rideva.. Per una frazione di secondo.. il sorriso sparì subito e si disciolse in un ghigno di terrore. Un mulo cadde con il ventre all'aria. A una bambina, all’improvviso, la piccola mascella si arrossò di sangue. La polvere si levava a spruzzi come se il vento avesse preso a danzare. C'era gente che cadeva, in silenzio, e non sialzava più. Altri scappavano urlando, come impazziti. E scappavano, in preda al terrore, i cavalli, travolgendo uomini, donne, bambini. Poi si udì qualcosa che fischiava contro i massi. Qualcosa che strideva e fischiava. E ancora quel rumore di mortaretti. Un bambino cadde colpito alla spalla. Una donna, con il petto squarciato, era finita esanime sulla carcassa della sua cavalla sventrata. Il corpo di un uomo, dalla testa maciullata cadde al suolo con il rumore di un sacco pieno di stracci. E poi quell'odore di polvere da sparo.
La carneficina durò in tutto un paio di minuti. Alla fine la mitragliatrice tacque e un silenzio carico di paura piombò sulla piccola vallata. In lontananza il fiume Jato riprese a far udire il suo suono liquido e leggero. E le due alture gialle di ginestre, la Pizzuta e la Cumeta, apparvero tra la polvere come angeli custodi silenti e smarriti.
Alla fine la mitragliatrice tacque e un silenzio carico di paura piombò sulla piccola vallata. Era il 1° maggio 1947 e a Portella della Ginestra si era appena compiuta la prima strage dell’Italia repubblicana: 11 morti, due bambini e nove adulti. 27 i feriti. Tutti poveri contadini siciliani. 4 mesi dopo si dirà che a sparare dalle alture, sulla folla radunata a celebrare la festa del lavoro, erano stati gli uomini del bandito Salvatore Giuliano, ma lui e i suoi briganti non erano i soli. Oggi a quasi settanta anni, quella prima teoria continua a vacillare..
Da quella piana il sangue povero e onesto dei lavoratori intenti a festeggiare lancia ancora un urlo assordante che assume nuove forme e significati: mai più tristi commistioni tra mafia e politica, mai più vili depistamenti di stato, mai più sangue innocente di poveri lavoratori.. mai più!! Portella é il mio santuario laico cui ogni anno non lesino nessun un pellegrinaggio, rimango lì su quelle zolle imporporate del sangue di compagni festanti, sento i loro nomi richiamati ad uno ad uno nell'ora dell'eccidio, vedo mille bandiere al vento e in cuor mio piango lacrime amare per quella bandiera ancora rattrappita, lacera ed insanguinata: la bandiera della dignità che deriva da un lavoro vero e onesto, dignitoso e solido..
un ultimo pensiero da quelle alture vola via lontano..
Come ogni anno tra quei sassi che sono impregnati del sangue imperituro dei lavoratori.
Margherita Clesceri, Giorgio Cusenza, Giovanni Megna (18 anni), Francesco Vicari, Vito Allotta (19 anni), Serafino Lascari (15 anni), Filippo Di Salvo (48 anni), Giuseppe Di Maggio (13 anni), Castrense Intravaia (18 anni), Giovanni Grifò (12 anni), Vincenza La Fata (8 anni).. 
In un'iperbole ardita lunga più di mezzo secolo, sentiamo il loro sangue unito a quello che in maniera infame deriva dalle "morti bianche" che nulla hanno di bianco e a quello dei molteplici recenti suicidi di gente disperata, urla nel silenzio delle coscienze. Il lavoro é una parte di dignità umana intangibile.. guai a chi ne fa scempio.
Che sapore dare a questo 1 maggio? Il primo senza l'art.18 a tutela dei diritti dei lavoratori? Amaro di sicuro, ma senza il retrogusto della rassegnazione, con la voglia e la smania di fare e lavorare per il bene di un mondo che sembra non volerne sapere di diventare migliore.
Con il pensiero a quei colleghi che per il proprio lavoro oggi si troveranno a fronteggiare dei manifestanti di cui magari condividono il senso profondo della protesta, a quei colleghi che per il proprio lavoro oggi presteranno aiuto ai fratelli d'oltremare arrivati alla ricerca di una speranza, a tutti coloro che metteranno come ogni giorno la vita in discussione per gli altri, a chi un lavoro ce l'ha e a chi no; a chi ce l'ha ma é come se non l'avesse perché non ha garanzie per il futuro; a chi non fa ciò che ama e tenta di amare ciò che fa.. a chi per lavoro é morto, a chi per lavoro lascia la casa, a chi il lavoro non consente una casa.. a chi avrei voluto vedesse Portella, passeggiando tra quei sassi.. a tutti i figli della nostra amata Repubblica "fondata sul lavoro" buon 1° Maggio..

Luigi Lombardo SIAP Palermo