domenica 28 maggio 2017

Perché via D'Amelio..

https://buonacausa.org/cause/19luglio2017


VENIAMO IN VIA D’AMELIO PERCHE’..
Perché la battaglia ci vede in vantaggio ma non è ancora vinta
Perché i colori e le voci di questa strada ci dicono che la luce della speranza splende fortissima
Perché qui mondi diversi si sono fusi insieme guardando al futuro
Perché da quella ferita di quella maledetta domenica del 1992 ,che avrebbe distrutto sogni e speranze ovunque, è nata la voglia di riscatto di una generazione intera
Perché dove c’era morte e distruzione adesso ci sono bambini in festa che ci impongono di lottare per loro e per il loro futuro, senza perdere la speranza
Perché l’onda di agende rosse levate al cielo ci fa credere che la verità di quelle stragi vedrà la luce
Perché Agostino, Claudio, Walter, Vincenzo, Antonio, Emanuela e Paolo sono qui in mezzo a noi e sono vivi!
Perché quell’esplosione ha sbarrato le porte alla mafia e non alla vita!
Perché se guardate la persona che vi sta accanto, non ne troverete una in questa piazza che non sa per certo che questa volta la battaglia la vinciamo noi
Perché qui il sangue innocente ha reso prezioso il senso di tutto
Perché non ci sono barriere o steccati quando si guarda tutti insieme nella stessa direzione
Perché il sogno è troppo bello e importante per non essere realizzato
Perché come fratelli e come sorelle, persone arrivate qui con diverse convinzioni, sono uscite da questa piazza con lo stesso orizzonte..
Perché non c’è posto per la paura, ma solo la rabbia che spazzerà via il cancro infame di questa terra
Perché è tempo di restituire le forze dell’ordine, le donne e gli uomini che le compongono a chi realmente appartengono: alla società civile, a tutti voi!
Perché con le donne e gli uomini della Polizia di Stato, restituiamo alla gente la preziosa memoria dell’estremo sacrificio dei nostri ragazzi
Perché le donne e gli uomini delle F.O. che lavorano senza risorse e mezzi, per il bene di tutti, a rischio della loro vita, sono un aspetto luminoso e splendido della nuova resistenza
Perché quando assicuriamo un pericoloso latitante alle patrie galere, quando scortiamo un magistrato, inseguiamo un malvivente a rischio della vita, non lo facciamo per la miseria di uno stipendio che non vale una vita, ma per tutti, ma proprio tutti voi!
Perché non riusciamo più a distinguere in questa piazza poliziotti e agende rosse
Perché odiamo le passerelle, soprattutto quelle di chi solo 2 o 3 volte l’anno sente il bisogno di ricordare, perché per altri 363 giorni evidentemente dimentica
Perché quando chi ha la responsabilità di guidare il Paese parlerà di poliziotti e poliziotte dirà “i miei uomini” ognuno di voi possa alzarsi e dire: “eh no, quelli non sono tuoi, ma i nostri fratelli e le nostre sorelle”
Perché ieri al Reparto Scorte, come oggi qui, avevamo davvero sanato le ferite che una scellerata visione politica aveva generato in decenni di scempio sociale, allontanando la società civile dai suoi figli e fratelli in blu
Perché Paolo, Agostino, Claudio, Walter, Emanuela, Vincenzo e Antonio non erano solo magistrato e poliziotti, ma come dicono le nostre magliette erano prima di tutti figli, fratelli, sorelle di ognuno di voi
Perché che un mondo migliore era possibile lo sappiamo già, ma adesso dobbiamo sapere che é anche ora di farlo
Perché oggi non potrei davvero essere in nessun altro posto al mondo senza sentirmi vuoto ed incompleto
Perché molti di coloro che non conoscevano Palermo, dopo quei terribili eventi se ne sono irrimediabilmente innamorati, per renderla migliore
Perché.. Qui oggi negli occhi di tutti si specchia la Palermo che tutti sanno che non potrà che essere una terra bellissima!
(via D'Amelio il 19 luglio 2015)
Luigi Lombardo SIAP PALERMO

A sostegno dei nostri compagni di viaggio delle Agende Rosse, sempre e comunque!


Fino alla verità..

https://buonacausa.org/cause/19luglio2017

venerdì 26 maggio 2017

DIALOGO DI UN POLIZIOTTO E DI UN MANIFESTANTE

Era una sera di giugno di qualche anno fa. Squillò il telefono e Federica Fabbretti mi parlò di questa sua idea. Lo avremmo letto lì, in via D'Amelio, non luogo di morte ma di vita, luogo di incontro di strade che si uniscono e orizzonti che si allargano. Società civile che diventa civiltà comune, storia comune. Nacque così, scritto a 4 mani e letto a due voci il DIALOGO DI UN POLIZIOTTO E DI UN MANIFESTANTE.
Ci sarà il G7 a Taormina e tutti hanno diritto a manifestare il loro dissenso e ad esprimere le loro idee, tutti! Ma nessuno ha il diritto di far del male a nessun altro.
Non ho la presunzione di pensare che il nostro DIALOGO possa evitare scontri o problemi (che fortemente ci auguriamo che non ci siano), ma se qualcuno ci rifletterà su almeno un poco forse.

DIALOGO DI UN POLIZIOTTO E DI UN MANIFESTANTE
Ci sono sempre quelli che dicono, quelli che dicono anche se non dovrebbero dire, forse farebbero bene a non pensare nemmeno, ma ci sono. Sono ovunque, tra la gente comune e tra chi li rappresenta cercano solo fratture e divisioni, tramano nell’ombra, parlano, agiscono e vestono in mille modi diversi, escogitano, dicono e vogliono.
Vogliono che io ti guardi e che veda in te il mio nemico,
una persona senza nome, uno dei tanti, tutti uguali, tutti neri, coperti da un casco e da una maschera antigas, con un manganello in mano, pronto a fare del male.
Vogliono che io ti guardi e che veda in te il mio nemico,
una persona senza un ideale, senza una dignità, senza un’opinione, servo dei servi, una persona che tradisce i suoi stessi cittadini, difendendo gli oppressori.
Vogliono che io ti guardi e che veda in te il mio nemico.
Vogliono che io ti guardi e che veda in te il mio nemico, una persona che ci odia, che non ha un buon motivo per stare lì se non quello di picchiare un poliziotto e spaccare tutto.
Vogliono che io ti guardi e che veda in te il mio nemico, una persona che ignora tutto il mondo che c’è sotto una divisa, che non capisce che i suoi problemi sono anche i miei, che la disoccupazione, la casa, la scuola, la sanità sono drammi che per primo vivo io e che vorrei magari condividere con lui le ragioni della protesta.
Vogliono che io ti guardi e che veda in te il mio nemico.
Vogliono che io ti guardi e che le prime due emozioni che emergano, contemporaneamente, siano la rabbia e la paura. La rabbia, per le violenze subite da cittadini inermi e mai punite; la paura, di essere il prossimo a subirle.
Vogliono che io ti guardi e che le prime due emozioni che emergano, contemporaneamente, siano la rabbia e la paura. La rabbia di chi sa che, qualunque cosa succederà in piazza, saranno sempre e solo i poliziotti ad averne le colpe, la paura di lasciarci le penne, portare a casa fratture e suture e che, qualunque cosa accada, il mio stipendio non basterà a pagare gli avvocati e distruggerà l’economia fragile della mia famiglia.
Vogliono che io guardi le squadre nere che vi assalgono e che, dentro di me, sussurri “bravi”.
Vogliono che io guardi le manganellate e pensi “ben vi sta”.
Vogliono che io ti guardi e che veda in te il mio nemico: una guardia.
Vogliono che io ti guardi e che veda in te il mio nemico: un manifestante.
Eppure, in questa giornata, io ti guardo e vedo soltanto Rocco, Antonio, Vito, Vincenzo, Emanuela, Agostino, Walter e Claudio, Poliziotti sì, ma miei fratelli, sorelle, figli, figlie, compagni, amici.
Eppure, in questa giornata, io ti guardo te e vedo soltanto Peppino Impastato, Danilo Dolci, Mauro Rostagno, che mettevano in pratica la disobbedienza civile, sì, ma erano e sono miei compagni e combattevano anche per me.
Vogliono che ci guardiamo l’un l’altro e che identifichiamo il nostro nemico nel colore dei vestiti che indossiamo e non nel sopruso, da qualsiasi “colore” esso sia commesso.
Vogliono che la frustrazione, la rabbia e la paura oscurino la nostra capacità di ragionare e di sentire.
Quello che vogliono è che si scelga la violenza. Perché la violenza è l’antitesi non solo della pace ma anche della logica e della razionalità. E finché saremo impegnati ad usare violenza non avremo il tempo di riflettere e trovare il giusto modo per raggiungere l’obiettivo, che è solo uno: la giustizia. In ogni sua forma e dimensione, sia questa in un tribunale, in un ospedale, sul posto di lavoro.
Questa giornata è la dimostrazione che il nostro nemico è un altro e che, alla fine dei giochi, è lo stesso: la violenza. Non solo la violenza fisica, quella risulta meno grave alla Storia, ma soprattutto la violenza morale, la sopraffazione del più debole. L’ingiustizia impunita.
Questa giornata ci trova schierati dalla stessa parte e, se si è capaci di farlo una volta, lo si può fare ancora. Ma non diventando tutti poliziotti o tutti manifestanti – come spesso ci viene chiesto -, non imponendo all’altro il proprio modo di migliorare questa società, quanto difendendo, qualsiasi sia la nostra occupazione e qualsiasi colore indosseremo alla prossima manifestazione, l’importanza dell’onestà intellettuale e il rifiuto dell’abuso e della violenza. Ricordandoci sempre che il nostro comune obiettivo non è la vittoria della squadra rossa o di quella nera ma quella della squadra dei giusti e degli onesti.
Federica Fabbretti (Agende Rosse) e Luigi Lombardo (Siap Palermo)
http://www.antimafiaduemila.com/home/di-la-tua/238-senti/65662-dialogo-di-un-poliziotto-e-di-un-manifestante-un-giorno-prima-del-g7.html

Memoria..

Facciamo memorie insieme..


lunedì 24 aprile 2017

Resistenza!

I valori della nostra "RESISTENZA", valori fondanti che hanno gettato le basi dell'Italia, la nostra Italia, post-fascista: farsi società unita e forte, società che riscopre se stessa ed il senso di tutto nell'ideale comune di un mondo libero e migliore. Contro ogni tirannide.
Mi son chiesto quanti tipi di tirannide oggi attanagliano il nostro tempo: criminalità in ogni sua forma, tirannide del dio-denaro, sperequazioni economiche tra nazioni e tra fasce di lavoratori nella stesso Paese, crisi speculative che massacrano le classi più deboli e così via via, fino a piaghe sociali e tutto un
No! Non é finito il tempo della Resistenza, ogni giorno almeno un buon motivo per resistere viene a cercarci. Ogni giorno sentiamo bruciare in petto la prepotente voglia di non restarcene in silenzio a guardare la rovina circostante senza muoverci.
Eppure tramano ancora, ancora si annidano nell'ombra, i nemici della democrazia, rispetto ai quali dobbiamo sempre tenere viglie e alta la guardia.
Se non sapremo riscoprirci "fratelli" nei valori della Resistenza non vinceremo mai.
Mi hanno colpito sempre le parole di Calamandrei, padre Costituzionalista, che lascio di seguito a tutti. Felice Festa della Liberazione..
Felice Resistenza a tutti:
elenco sterminato di "tirannidi" che schiavizzano uomini e coscienze..
[...] Ma fino da allora cominciò la Resistenza: contro l’oppressione fascista che voleva ridurre l’uomo a cosa, l’antifascismo significò la Resistenza della persona umana che si rifiutava di diventare cosa e voleva restare persona: e voleva che tutti gli uomini restassero persone: e sentiva che bastava offendere in un uomo questa dignità della persona, perché nello stesso tempo in tutti gli altri uomini questa stessa dignità rimanesse umiliata e ferita. Cominciò così, quando il fascismo si fu impadronito dello Stato, la Resistenza che durò venti anni. Il ventennio fascista non fu, come oggi qualche sciagurato immemore figura di credere, un ventennio di ordine e di grandezza nazionale: fu un ventennio di sconcio illegalismo, di umiliazione, di corrosione morale, di soffocazione quotidiana, di sorda e sotterranea disgregazione civile. Non si combatteva più sulle piazze, dove gli squadristi avevano ormai bruciato ogni simbolo di libertà, ma si resisteva in segreto, nelle tipografie clandestine dalle quali fino dal 1925 cominciarono ad uscire i primi foglietti alla macchia, nelle guardine della polizia, nell’aula del Tribunale speciale, nelle prigioni, tra i confinati, tra i reclusi, tra i fuorusciti. E ogni tanto in quella lotta sorda c’era un caduto, il cui nome risuonava in quella silenziosa oppressione come una voce fraterna, che nel dire addio rincuorava i superstiti a continuare: Matteotti, Amendola, don Minzoni, Gobetti, Rosselli, Gramsci, Trentin. Venti anni di resistenza sorda: ma era resistenza anche quella: e forse la più difficile, la più dura e la più sconsolata.
Vent’anni: e alla fine la guerra partigiana scoppiò come una miracolosa esplosione. Lo storico che fra cento anni studierà a distanza le vicende di questo periodo, narrerà la guerra di liberazione come una guerra che durò venticinque anni, dal 1920 al 1945, e ricorderà che la sfida lanciata dagli squadristi del 1920 fu raccolta e definitivamente stroncata dai partigiani del 1945. E il 25 aprile finalmente i vecchi conti col fascismo furono saldati: e la partita conclusa per sempre.
Non bisogna credere, come qualche pietoso oggi vorrebbe per carità di patria, che gli orrori degli ultimi due anni siano stati così spaventosi solo perché il nemico era mutato: perché gli oppressori non erano più soltanto i fascisti nostrani, ma erano gli invasori tedeschi, gli Unni calati dai paesi della barbarie.
E’ vero sì, che gli ultimi due anni portano il nome di Kesselring; ma Kesselring fu l’ultimo dono che Mussolini fece all’Italia; fu l’ultimo volto di una follia che da venti anni preparava l’Italia a quell’epilogo spaventoso. Su su, regione per regione, borgo per borgo, porta per porta, la furia barbarica, chiamata in casa nostra dal dittatore impazzito, passava e livellava come una falce. […]
La Resistenza alla fine li spazzò via; ma non bisogna oggi considerar quell’epilogo soltanto come la cacciata dello straniero. Quella vittoria non fu soltanto vittoria contro gli invasori di fuori: fu vittoria contro gli oppressori, contro gli invasori di dentro. Perché, sì, veramente, il fascismo fu un’invasione che veniva dal di dentro, un prevalere temporaneo di qualche cosa di bestiale che si era annidato o si era ridestato dentro di noi: e la Liberazione fu veramente come la crisi acuta di un morbo che finalmente si spezzava dentro il nostro petto, come lo strappo risoluto con cui il popolo italiano riuscì con le sue stesse mani a svellere dal suo cuore un groviglio di serpi, che per venti anni l’aveva soffocato.
Vittoria contro noi stessi: aver ritrovato dentro noi stessi la dignità dell’uomo. Questo fu il significato morale della Resistenza: questa fu la fiamma miracolosa della Resistenza.
Aver riscoperto la dignità dell’uomo, e la universale indivisibilità di essa: questa scoperta della indivisibilità della libertà e della pace, per cui la lotta di un popolo per la sua liberazione è insieme lotta per la liberazione di tutti i popoli dalla schiavitù del denaro e del terrore, questo sentimento della uguaglianza morale di ogni creatura umana, qualunque sia la sua nazione o la sua religione o il colore della sua pelle, questo è l’apporto più prezioso e più fecondo di cui ci ha arricchito la Resistenza.

[Tratto da Passato e avvenire della Resistenza, discorso tenuto da Piero Calamandrei il 28 febbraio 1954 al Teatro Lirico di Milano, alla presenza di Ferruccio Parri].

sabato 1 aprile 2017

SEMINARIO FORMATIVO SIAP..


DISPONIBILI I MODULI PER L'ADESIONE ALL'ASSEMBLEA IN SEGRETERIA..
CONTATTATECI, VENITE IN TANTI.. 

venerdì 15 luglio 2016

ESSERCI: UN DOVERE DI TUTTI !!

CAMPETTI VIA AUTON. SIC. 17 LUGLIO 2016 ore 20.00
REPARTO SCORTE 18 LUGLIO 2016 ore 10.30
VIA D'AMELIO 19 LUGLIO 2016 ore 15.00
ESSERCI É UN DOVERE DI TUTTI !!

Per un qualsiasi poliziotto il 19 luglio e il 23 maggio, non sono ricorrenze comuni, Sono molto, molto di più. Sono momenti in cui nessuno di noi riesce a sostenere lo sguardo ed la memoria senza cedere a quel nodo in gola che ti stringe sempre più forte quanto più forte si fa il ricordo. Sono ricorrenze sacre: sangue innocente, sparso da una esplosioni devastanti, urla ancora e sempre più forte da Capaci e da via D'Amelio.
Abbiamo formalizzato al Questore di Palermo regolare richiesta di manifestazione. Abbiamo mandato una lettera aperta a tutti i poliziotti.
24 anni fa, cinque di noi, assieme al Dottore Borsellino (lo chiamavano così) hanno varcato le porte dell'eternità in un istante solo: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.
Si chiamavano così, si chiamano ancora così. Sono entrati nell'immortalità attraverso il ricordo imperituro che é rimasto nel cuore e nell'animo di tutti i poliziotti.
Non erano semplicemente "la scorta", come a voler racchiudere cinque universi in una dicitura senza profondità di storie: cinque vite spezzate. Cinque strappi, cinque esistenze in frantumi.
Cinque famiglie devastate, mogli vedove, figli orfani… Erano, sono e saranno sempre i nostri eroi.
Per loro, per tutto questo e per tutto quello che verrà, il prossimo 17 luglio 2016, ci ritroveremo presso i Campetti di Via Autonomia Siciliana per il 2° Torneo della legalità, il 18 LUGLIO, alle ore 11:00 deporremo un mazzo di fiori, segno di vita e speranza, assieme ad una rappresentanza di ragazzi del mondo dell’associazionismo antimafia (Agende Rosse, Scorta Civica, 100% in movimento, Antimafia 2000, Libera etc.) e ai familiari delle vittime, presso la lapide del Reparto Scorte di Palermo, abbiamo chiesto una assemblea generale, ogni collega potrà partecipare! L’indomani, anche quest'anno, ci ritroveremo in via D'Amelio, per “fare memoria insieme”. IL 19 LUGLIO IL SIAP SARÀ LI’, TUTTO IL GIORNO, SILENZIOSA PRESENZA, davanti a quell'albero che odora di libertà e speranza. Daremo anche noi il nostro contributo n via D’Amelio portando il nostro saluto e la nostra storia.
Ci rivolgiamo oggi a tutti i poliziotti perché tutti portiamo cucita sulla pelle la stessa divisa di quei martiri laici, perché nelle vene di tutti scorre il sangue che reclama verità e giustizia per quei cinque ragazzi, per quei cinque sogni spezzati.
Non importa la qualifica, il ruolo, il grado le varie appartenenze, ci importa solo che quel giorno stiamo insieme, perché oltre il ricordo, ciò che conta veramente é fare memoria e la memoria, quando é sana, unisce e non divide. Ci stringeremo attorno alla società civile di cui siamo fieramente parte, un abbraccio ideale vedrà poliziotti e cittadini diventare una cosa sola nella memoria comune, perché se c'è uno scellerato evento che proprio non possiamo permetterci, quello é che quel sangue possa essere stato versato invano.. non ci stiamo e non ci staremo, né ora, né mai!
IL 17, 18 E 19 LUGLIO, ESSERCI É E SARÀ UN DOVERE DI TUTTI!


lunedì 6 giugno 2016

No alla presentazione del libro di Riina Jr a Palermo

Da Poliziotti, rappresentanti di categoria, ma soprattutto da cittadini italiani, siciliano e palermitani ci eravamo già sentiti indignati ed offesi della presenza di Rina jr alla trasmissione di Vespa su Rai 1.
Abbiamo condannato e ripudiato (e sempre lo faremo) ogni forma di spettacolarizzazione del fenomeno mafioso criminale, anche quando ciò accade per mano di familiari di mafiosi ancora detenuti, che portano trai loro trucidi trofei il sangue di decine e decine di uomini e donne stato, di cittadini inermi ed innocenti e lo strazio eterno delle loro famiglie.
Consideriamo un affronto irricevibile l’annunciata presentazione del libro, che non intendiamo neppure nominare, presumibilmente scritto dall’ormai reso noto Riina junior, proprio a Palermo, proprio a cavallo tra le date delle ricorrenze delle due terribili stragi del 1992.
Il sangue innocente versato a Capaci e in via D’Amelio bruciare nelle nostre vene al grido di giustizia dei colleghi che ci hanno preceduto e che sono morti per tutti, nella lotta continua al cancro infame mafioso che ormai più che sdegno sembra far spettacolo.
La mafia cresce nel consenso, con il consenso, è un fenomeno culturale prima ancora che mafioso, noi abbiamo il dovere morale e civico di opporci con ogni mezzo e strumento consentitoci dalle leggi che regolano la civile convivenza ad essa e ad ogni becera forma di revisionismo che si possa fare del fenomeno stesso o di alcuni suoi personaggi.
Continuiamo a sperare che l’annunciata presentazione del libro in un noto albergo della città, ubicato in una delle storiche piazze nel cuore di Palermo non abbia ad avvenire. Ma se così fosse, abbiamo già annunciato al Questore di Palermo che saremo lì, in Piazza Politeama con gli striscioni, le nostre bandiere, il cuore e l’anima del Siap di Palermo e di tutte le associazioni che siamo certi si uniranno a noi per dire no a fenomeni inqualificabili come questo.
Chiediamo per questo al mondo dell’associazionismo in genere, a ogni cittadino, a chiunque rivesta un incarico pubblico o privato, politico o amministrativo, ad ogni tv o radio di essere in Piazza con noi, tutti uniti, per dire SI ad una Palermo libera dal malaffare e dalla mafia, ad una Palermo che non dimentica e che fa della memoria il suo punto di partenza verso un domani in cui i nostri figli potranno respirare il fresco profumo della libertà.
Ci accerteremo se la data effettivamente prevista sarà quella del 18 giugno, intanto è per quel giorno che vi aspettiamo tutti insieme a partire dalle 16 in Piazza Politeama.
Siap Palermo

giovedì 2 giugno 2016

2 Giugno, festa della Repubblica!

E' la festa della Repubblica. 
Per moltissimi, forse i più, sarà solo il modo per allungare un week end.. Diamo tutto per scontato. Non combattiamo più per nulla. E' come se tutto ci fosse dovuto, come se non dovessimo guadagnarci ogni giorno la preziosa libertà che il sangue di chi ci ha preceduto ci ha regalato. Ebbene no. Mentre noi ci rassegniamo al nulla, mentre aspettiamo che qualcuno faccia qualcosa, mentre dimentichiamo a che prezzo fu conquistata la nostra Repubblica, nell'ombra qualcuno se la porta via.
Se solo riuscissimo a ricordarcene sempre! Se solo riuscissimo a non dimenticare che tutto é dura conquista, giorno dopo giorno, e che il sangue che quella conquista ci é costato é troppo prezioso per essere dissipato nel nulla, allora avremmo un abbozzo di quella coscienza critica che ormai sembriamo aver perso, come turisti di una storia che non ci vede più protagonisti. Allora, se riscoprissimo il valore assoluto della partecipazione attiva alla vita sociale e politica della Nazione, considerandola davvero NOSTRA, forse ci sentiremmo più indignati a vederne far scempio da questo o quello.. Forse tutto sarebbe migliore se non demandassimo sempre "agli altri" ciò che é tutta a noi per diritto e dovere assoluto!
Di certo vivremmo in un mondo migliore.
Vedremo sfilare le nostre Forze Armate, in via dei Fori Imperiali. Ebbene io vorrei una festa della Repubblica in cui a sfilare per le vie della Capitale e di ogni città, assieme ai nostri uomini in divisa, senza schieramenti marziali, ma tra cortei festosi, ci fossero tutte le parti portanti della nostra Repubblica: studenti, operai, commercianti, artigiani, insegnanti, medici, infermieri, ristoratori, camerieri.. insomma tutti, a festeggiare felici l'ennesima conquista dell'ennesima giornata di lotta: un mondo migliore!
Tanti vogliono mettere mano alla nostra Costituzione, culla e incubatrice della nostra ancor giovane Repubblica. Prima di cambiarla, vorrei che provassero a conoscerla davvero!
Vi lascio alle parole di Piero Calamandrei, pronunciate in un celeberrimo discorso ai giovani del '55 a Milano, vi stupirete nel sentirne l'attualità.
Auguri Italia, buona festa della Repubblica!
Luigi L.

Siap Palermo

https://www.youtube.com/watch?v=XRTG9duEnww

lunedì 16 maggio 2016

LETTERA APERTA AL MINISTRO ALFANO

Sicurezza: Siap, mezzi delle scorte inutili e penosi
Da sindacato lettera aperta a ministro Alfano

 (ANSA) - PALERMO, 16 MAG - "I nostri colleghi scortano
magistrati, politici e imprenditori - alcuni dei quali ad
altissimo rischio attentato - su mezzi davvero inutili e penosi.
Le auto di scorta si fermano per strada di continuo ed
assistiamo ad inverosimili consegne che invitano, anche in
situazioni di pericolo, a improbabili manovre meccaniche su
parti dell'autovettura in panne. Signor ministro, venga a
trovarci il giorno dopo la ricorrenza delle stragi e delle
illustri passerelle e vedrà come i nostri colleghi rimangono
soli e con le auto fatiscenti di sempre". È l'appello lanciato
al ministro dell'Interno, Angelino Alfano, dalla segreteria
provinciale del sindacato di polizia Siap, in vista del 24mo/
anniversario delle stragi di Capaci e via D'Amelio.
   "In alcune auto gli sportelli si aprono da soli, in altre
restano chiusi - prosegue la nota del Siap - Gli uffici
automezzi vengono intasati da decine di segnalazioni che
rimangono carta straccia. Alcune auto stanno in officina per
mesi e poi, dopo essere ritornate in servizio, vengono ritirate
dopo poche ore col medesimo difetto che le ha tenute in
riparazione per mesi. Se appare difficile chiedere ai
poliziotti, chiedete alle personalità scortate che ripetutamente
hanno fuso il loro imbarazzo al nostro". 
   "Quegli uomini e quelle donne che ogni giorno scortano
personalità ad elevato rischio - conclude la lettera - hanno nel
sangue la stessa dedizione e vocazione alla tutela che avevano
Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo, i nostri
colleghi entrati nell'immortalità quel maledetto 23 maggio. I
nostri colleghi che fanno quello stesso lavoro, oggi non si
sentono confortati e sicuri dall'avere il sostegno dello Stato
che rappresentano, si sentono sfiduciati e abbandonati".(ANSA).

sabato 12 settembre 2015

LETTERA A TUTTI GLI STUDENTI..

LETTERA APERTA A TUTTI GLI STUDENTI PER L’INIZIO DEL NUOVO ANNO SCOLASTICO
Cari Ragazzi,
Inizia un nuovo anno scolastico, tempo di impegni e sfide quotidiane, ma anche di allegria e divertimento, in fondo a scuola ci siamo stati tutti, oggi a distanza di tanti anni, é divertente anche ricordare quei giorni in cui eravamo impreparatissimi e la fortuna ci aveva scampato un’interrogazione..
La scuola è davvero un mondo stupendo, dove si forma e forgia il domani della nostra società.. A dire il vero ricordo con piacere anche quelle contese “politiche” in cui ci cimentavamo nei consigli di classe e di istituto e quella voglia di essere autori del nostro destino che ci spingeva a essere forti e a guardare al domani.. Una vecchia canzone di quegli anni parlava di “4 amici al bar” che avevano voglia di cambiare il mondo e che poi a poco a poco cedevano alle regole (scritte o no) di quell'aspetto del mondo, che finisce per spegnere sogni e speranze.. Molti di noi quei sogni non hanno mai smesso di farli e l’augurio che vi facciamo è di non smettere mai di sognare e soprattutto di pretendere di cambiare il mondo. Non cadete mai nella tentazione di demandare agli altri le scelte che toccano a voi, la scelta è ciò che vi rende liberi, perdendo la possibilità di scegliere perderemo tutto.
Non tenetevi lontani dalla politica, pretendete di dire la vostra e scegliete di cuore! Contestate le ingiustizie, protestate se giocano con il vostro futuro, ma ricordatevi che il modo di protestare, per quanto doverosamente forte, non può non tenere conto di quelle regole all’interno delle quali tutti dobbiamo muoverci e che travalicare sminuirebbe agli occhi dei più il senso stesso della protesta.
Paolo Borsellino diceva che viviamo una terra bellissima e disgraziata, abbiamo una malapianta, la mafia, che ci ha soffocato ed ha ucciso uomini, donne, bambini e speranze di intere generazioni. Combatterla ed annientarla è una scelta che dobbiamo prendere tutti, uno ad uno e non possiamo demandare ad altri. La mafia è un fenomeno culturale, sconfiggerla è un dovere morale, un imperativo categorico per tutti noi. E credetemi è possibile! Non c’è bisogno di grandi imprese, non ci sarebbe stato bisogno di martiri ed eroi se tutti avessimo fatto la nostra parte. Scacciamo insieme il malaffare e torniamo a respirare la nostra terra.
Il consumo di droghe, soprattutto quelle leggere, è in aumento anno dopo anno nelle scuole medie secondarie, eliminarne l’uso non è solo un problema di salute. L’uso di sostanze stupefacenti finanzia le organizzazioni criminali che in maniera diretta o indiretta ne controllano lo spaccio. Sappiate che oltre il 50% dei proventi di una banalissima “canna” vanno all'organizzazione criminale che controlla il territorio. I soldi che vengono usati per comprare la droga servono a pagare gli scagnozzi e comprare le armi di chi proverà ad uccidere poliziotti e magistrati e verrà ad estorcere il denaro ai vostri genitori. Colpiranno 2 volte quelle famiglie che vengono devastate dal mondo atroce della droga e che alla fine sono sempre le ultime a sapere di questo sciagurato tunnel in cui troppo spesso si cade ancora. E’ tempo di spazzare via dalla nostra vita e dal nostro futuro questa malapianta della mafia e tutte le sue tremende ramificazioni..
Siamo sempre andati nelle scuole e lo faremo ancora. Mostriamo sempre il lato più umano e sociale delle forze dell’ordine che rappresentiamo. Torneremo anche quest’anno.. e insieme saremo tutti sempre più forti e insieme impareremo ogni giorno qualcosa di nuovo alla scuola della vita.
Buon anno scolastico ragazzi..
Luigi Lombardo
Siap Palermo